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Meditazione per Lunedì 20 Giugno, a cura di Regnum Christi

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Togli prima la trave dal tuo occhio

Vangelo

Matteo 7,1-5

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: “Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio”, mentre nel tuo occhio c’è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».

Lettura

Nella prima lettura, Dio chiama Abram chiedendogli di lasciare la sua terra, la sua parentela e la casa di suo padre, e promettendogli di fare di lui una grande nazione e una fonte di benedizione. Nel Vangelo, Gesù invita i suoi discepoli a non cadere nella trappola del giudizio.

Meditazione

Dopo averci invitato a scegliere Dio come unico Signore della nostra vita e a reimpostare il nostro modo di rapportarci con i beni a partire da questa opzione fondamentale, Gesù affronta il tema del rapporto con l’altro. Infatti, la ricerca del Regno di Dio e della volontà del Signore non può non toccare anche il mondo delle nostre relazioni. Il problema che emerge è quello del giudizio, inteso nel senso forte di condanna. Gesù, infatti, non intende proibire il giudizio espresso, ad esempio, per correggere il fratello, ma quello che ha di mira la condanna dell’altro senza alcuna misericordia. Il rifiuto di questo tipo di gesto è dovuto al fatto che chi lo compie non è nella posizione giusta per farlo, perché ha una “trave” nell’occhio, ha cioè una visione distorta delle cose che gli impedisce di togliere la “pagliuzza” dall’occhio del fratello. È interessante che Gesù non parli di cuore, ma di occhi, perché non fa altro che confermare l’esperienza che ognuno di noi fa nella sua vita quotidiana: le prime idee che ci facciamo su una persona nascono proprio da ciò che vediamo, o meglio, da ciò che pensiamo di vedere. Perché, come dice il Signore, il nostro occhio, spesso, non è limpido, ma ha qualcosa che gli impedisce di avere una visione chiara della realtà. Il prendere coscienza di questo ci inserisce all’interno di un cammino di conversione. Il primo passo è cercare di togliere la trave che ci impedisce di vedere: non è un gesto facile, perché ognuno di noi si porta dentro ferite, esperienze, preconcetti che, in qualche modo, ci offuscano la vista e di cui spesso non siamo coscienti. Perciò, riuscire a dare un nome a queste “travi” e a diventare sempre più consapevoli dell’influenza che esercitano su di noi è già una prima grande conquista. Ma c’è un rischio: quello di spostare il giudizio di condanna verso se stessi. È, dunque, importante compiere questo passo sentendo su di noi lo sguardo misericordioso del Signore, che, davanti alle nostre “travi”, non emette un verdetto di condanna, ma pronuncia solo parole di perdono. Come conseguenza di tutto questo nasce il secondo momento, che ci porta verso l’altro. Man mano che entro in contatto con la “verità” di me stesso, con le mie ferite, mi accorgo che anche il mio sguardo cambia: diventa più misericordioso verso me stesso e verso gli altri, diventa sempre più simile allo sguardo di Dio che riesce a vedere armonia anche lì dove sembra esserci solo caos, che contempla la realtà con meraviglia, misericordia e compassione dicendo: “che bello!”.

Preghiera: «Sei tu che hai formato i miei reni e mi hai tessuto nel grembo di mia madre. (…) Non ti erano nascoste le mie ossa quando venivo formato nel segreto, ricamato nelle profondità della terra. Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi (…) Quanto profondi per me i tuoi pensieri, quanto grande il loro numero, o Dio » (Sal 139, 13.15-16a.17): facendo mie le parole del salmista, chiedo al Signore la grazia di guardarmi e di guardare gli altri con uno sguardo sempre più simile al suo.

Agire: Mettendomi in preghiera, sotto lo sguardo misericordioso del Signore, provo a dare un nome a qualche “trave” che mi impedisce di vedere in modo limpido il fratello.

© Regnum Christi http://www.regnumchristi.org/

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Una risposta »

  1. salvatore scargiali

    Ottima omelia

    Rispondi

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